Dodici uomini arrabbiati

La Parola ai Giurati

Ieri sera sono andato a vedere, dopo mesi di attesa che arrivasse a Roma, la messa in scena de “La Parola ai Giurati“, famoso dramma di Reginald Rose splendidamente portato sul grande schermo da Sidney Lumet nel 1957.

Lo spettacolo ha la regia e l’interpretazione principale di Alessandro Gassman, nel ruolo centrale del giurato numero otto. L’impressione finale è stata grandiosa, la regia è di forte impatto cinematografico con un telo davanti al palco che assume tre funzioni: ricevere i filmati proiettati ogni tanto (che indicano i riferimenti temporali, sia in senso orario che atmosferico), dare l’idea che ci sia realmente una quarta parete attraverso la quale vediamo la stanza della giuria, e infine proteggere i poveri spettatori dalle decine di sigarette accese continuamente dai nervosissimi giurati (siamo negli anni 50, fumavano tutti come turchi).

Senza dubbio i riferimenti al film di Lumet si sprecano, soprattutto per la divisione tra bagno e sala principale, anch’essa effettuata tramite finte pareti e giochi di luci. La musica (il tema principale è lo stesso) poi aumenta il senso di angoscia e la tensione, a volte replicando le scene del film quasi letteralmente, con gli attori che idealmente seguono una telecamera che li inquadrano mentre votano.

Ma la sorpresa più grande sono senza dubbio gli altri 11 giurati, tutti incredibilmente adatti al ruolo e naturali nel rappresentare una vasta platea di umanità cittadina. Ognuno durante lo spettacolo vive l’esperienza in modo autonomo e personale, anche nei momenti di stanca, anche quando l’azione è dall’altra parte del palco si può apprezzare una piccola scena, o qualche cenno o sussurro. Segno questo di grande affiatamento del gruppo (quasi 300 repliche) e di grande cura della regia, che non lascia mai zone morte in nessun angolo del palco. Lo usa anzi tutto, spingendo lo spettatore a guardare altrove per cogliere magari una scenetta tra due giurati lontani dai frequenti diverbi tra i più attivi.

Unica nota negativa, mi duole dirlo, è proprio l’interpretazione di Gassman. L’ho trovata a tratti decisamente sopra le righe ed eccessivamente accentuata (d’altro canto è tipico di famiglia), capisco che in alcune sequenze si sia auto-messo in primissimo piano, ma nei dialoghi a volte è sembrato forzato rispetto alla stupefacente naturalezza degli altri comprimari. Il confronto con Henry Fonda è naturale, ma la sua tranquillità nel film era molto più adatta al personaggio che non i tratti irruenti (ma anche più coinvolgenti e adrenalinici) dell’interpretazione di Gassman.
Ma è solo un piccolo appunto personale, che non inficia comunque una grandissima riproposizione di una sceneggiatura fantastica, che merita tutto il successo che sta avendo e che consiglio di vedere quanto prima.

Un’ultima nota. Guardando il film non si apprezzano pienamente le dinamiche della discussione tra i giurati. In realtà la sceneggiatura contiene molto più di un semplice legal thriller, ma è un piccolo saggio di psicologia e leadership. Sul palco infatti (grazie ancora alla straordinaria interpretazione degli attori) si possono chiaramente apprezzare i diversi ruoli assunti dai giurati e le due figure cardine, ovviamente il giurato numero 8 e, in contrapposizione a lui, il giurato numero 4 (trasformato in scena in un fantastico imprenditore lombardo). Non è un caso che sia utilizzato nella formazione dei dirigenti, analizzandolo bene si capiscono tute le dinamiche di come va impostata una riunione esecutiva, di come capire gli avversari e colpirli dove (e quando) fa più male, come utilizzare le informazioni in proprio possesso gradualmente e senza scoprire subito tutte le carte, come usare le persone di grande esperienza per avere supporto e aiuto, senza insultarle per la loro inutilità o inadeguatezza al ruolo.
E, soprattutto, che la violenza, le grida e gli insulti possono far vincere qualche battaglia ma alla fine mai la guerra (e questo il giurato numero 4 lo sa bene, e tenta di fermare i suoi alleati).

Tutte cose che purtroppo, in molte aziende italiane non hanno capito, e che forse non capiranno mai.

4 Commenti per “Dodici uomini arrabbiati”

  1. giulio ha scritto:

    non concordo completamente con il giudizio che dai sull’interpretazione di Fonda: grandissimo attore (sono un suo fan) ma, onestamente, in quella parte mi è sempre sembrato un pò … di maniera. nella vita reale, in una situazione analoga, non so se un individuo “reale” riuscirebbe a mantenere un simile a-plomb.
    Forse sono solo io che sono troppo aggressivo ed intemperante ma la posta in gioco temo che mi condizionerebbe !

  2. glamis ha scritto:

    L’obiezione è sensata, ma penso che il motivo della calma sia proprio la motivazione che spinge il giurato numero 8 ad iniziare la discussione. Ovvero lui non sa realmente se il ragazzo è colpevole o no, non lo sta difendendo o accusando. Ha solo un ragionevole dubbio e tante obiezioni e domande che avrebbe voluto sentir fare in aula.

    L’aplomb di Fonda è la vittoria della calma e della ragione, contro la violenza e gli istinti più primordiali. L’unica volta che un guizzo di adrenalina si scorge nei suoi occhi e nell’esposizione del secondo pugnale, vero e proprio punto di non ritorno e fantastico asso nella manica. Lì per un attimo, se ricordi il film, sembra quasi consapevole del colpo di scena, ed effettivamente siamo tutti colpiti da uno stravolgimento totalmente inaspettato.

  3. Paolo G. Bianchi ha scritto:

    Caro Federico,
    reputo Alessandro Gassman un bravo attore, ma non avendo visto l’opera teatrale non voglio entrare in merito ai tuoi commenti.
    Voglio invece ringraziarti per avere fatto il collegamento al mio business blog sulla formazione dei dirigenti. La tua analisi in tal senso è corretta: dovresti vedere come nei corsi di formazione ognuno ritrova se stesso in uno dei dodici giurati. E’ vero anche che in molte aziende i concetti che tu esponi sono ancora molto lontani. Io definisco i miei percorsi esperienziali “seminari” proprio perché si semina… al buon senso il raccogliere. Alla prossima.
    Grazie, Paolo

  4. glamis ha scritto:

    Ciao Paolo. Devo dire che ho trovato il tuo blog per caso, mentre cercavo riferimenti sulla questione.
    Già in passato comunque mi venne detto che il film veniva usato proprio per questo scopo (in particolare in Telecom).

    In effetti ho sempre pensato che questo livello di lettura fosse applicabile ad altri ambiti.

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