Archivio di marzo 2009

Sessantacinque anni dopo, alle Fosse Ardeatine.

martedì, 24 marzo 2009

C’è molto poco da dire, se non ascoltare la voce di Alessandro Portelli che racconta (qui l’mp3 da 33 MB).

Dodici uomini arrabbiati

venerdì, 13 marzo 2009

La Parola ai Giurati

Ieri sera sono andato a vedere, dopo mesi di attesa che arrivasse a Roma, la messa in scena de “La Parola ai Giurati“, famoso dramma di Reginald Rose splendidamente portato sul grande schermo da Sidney Lumet nel 1957.

Lo spettacolo ha la regia e l’interpretazione principale di Alessandro Gassman, nel ruolo centrale del giurato numero otto. L’impressione finale è stata grandiosa, la regia è di forte impatto cinematografico con un telo davanti al palco che assume tre funzioni: ricevere i filmati proiettati ogni tanto (che indicano i riferimenti temporali, sia in senso orario che atmosferico), dare l’idea che ci sia realmente una quarta parete attraverso la quale vediamo la stanza della giuria, e infine proteggere i poveri spettatori dalle decine di sigarette accese continuamente dai nervosissimi giurati (siamo negli anni 50, fumavano tutti come turchi).

Senza dubbio i riferimenti al film di Lumet si sprecano, soprattutto per la divisione tra bagno e sala principale, anch’essa effettuata tramite finte pareti e giochi di luci. La musica (il tema principale è lo stesso) poi aumenta il senso di angoscia e la tensione, a volte replicando le scene del film quasi letteralmente, con gli attori che idealmente seguono una telecamera che li inquadrano mentre votano.

Ma la sorpresa più grande sono senza dubbio gli altri 11 giurati, tutti incredibilmente adatti al ruolo e naturali nel rappresentare una vasta platea di umanità cittadina. Ognuno durante lo spettacolo vive l’esperienza in modo autonomo e personale, anche nei momenti di stanca, anche quando l’azione è dall’altra parte del palco si può apprezzare una piccola scena, o qualche cenno o sussurro. Segno questo di grande affiatamento del gruppo (quasi 300 repliche) e di grande cura della regia, che non lascia mai zone morte in nessun angolo del palco. Lo usa anzi tutto, spingendo lo spettatore a guardare altrove per cogliere magari una scenetta tra due giurati lontani dai frequenti diverbi tra i più attivi.

Unica nota negativa, mi duole dirlo, è proprio l’interpretazione di Gassman. L’ho trovata a tratti decisamente sopra le righe ed eccessivamente accentuata (d’altro canto è tipico di famiglia), capisco che in alcune sequenze si sia auto-messo in primissimo piano, ma nei dialoghi a volte è sembrato forzato rispetto alla stupefacente naturalezza degli altri comprimari. Il confronto con Henry Fonda è naturale, ma la sua tranquillità nel film era molto più adatta al personaggio che non i tratti irruenti (ma anche più coinvolgenti e adrenalinici) dell’interpretazione di Gassman.
Ma è solo un piccolo appunto personale, che non inficia comunque una grandissima riproposizione di una sceneggiatura fantastica, che merita tutto il successo che sta avendo e che consiglio di vedere quanto prima.

Un’ultima nota. Guardando il film non si apprezzano pienamente le dinamiche della discussione tra i giurati. In realtà la sceneggiatura contiene molto più di un semplice legal thriller, ma è un piccolo saggio di psicologia e leadership. Sul palco infatti (grazie ancora alla straordinaria interpretazione degli attori) si possono chiaramente apprezzare i diversi ruoli assunti dai giurati e le due figure cardine, ovviamente il giurato numero 8 e, in contrapposizione a lui, il giurato numero 4 (trasformato in scena in un fantastico imprenditore lombardo). Non è un caso che sia utilizzato nella formazione dei dirigenti, analizzandolo bene si capiscono tute le dinamiche di come va impostata una riunione esecutiva, di come capire gli avversari e colpirli dove (e quando) fa più male, come utilizzare le informazioni in proprio possesso gradualmente e senza scoprire subito tutte le carte, come usare le persone di grande esperienza per avere supporto e aiuto, senza insultarle per la loro inutilità o inadeguatezza al ruolo.
E, soprattutto, che la violenza, le grida e gli insulti possono far vincere qualche battaglia ma alla fine mai la guerra (e questo il giurato numero 4 lo sa bene, e tenta di fermare i suoi alleati).

Tutte cose che purtroppo, in molte aziende italiane non hanno capito, e che forse non capiranno mai.

Il costruttore di mondi

venerdì, 06 marzo 2009


World Builder from Bruce Branit on Vimeo.

A strange man builds a world using holographic tools for the woman he loves.

This award winning short was created by filmmaker Bruce Branit, widely known as the co-creator of ‘405′. World Builder was shot in a single day followed by about 2 years of post production. Branit is the owner of Branit VFX based in Kansas City.