Archivio di maggio 2007

Every day is a family day

mercoledì, 30 maggio 2007

Da Panorama:

In Italia, a partire dagli anni Novanta, in corrispondenza della progressiva contrazione del numero degli omicidi compiuti dalle organizzazioni criminali-mafiose, è la sfera familiare e delle relazione affettive il principale ambito in cui maturano gli omicidi. Le statistiche realizzate su scala nazionale negli ultimi anni indicano che gli omicidi compiuti nel contesto familiare e affettivo costituiscono tra un quarto ed un terzo di quelli complessivamente compiuti.

Fotoblog – 26 Maggio 2007

sabato, 26 maggio 2007

Roma – La Critical Mass passa per via Cavour

Critical Mass

…you’ll get by you’ve always have before.

martedì, 15 maggio 2007

Don’t ask. Anymore…

Dieci anni fa

mercoledì, 09 maggio 2007

Moriva Marta Russo.

Marta

Ho ancora tanta amarezza per tutta quella incredibile storia, per tutte le volte che sono passato davanti a quella targa alla Sapienza.

E ora, invece di ricordare, Roma piange ancora per un’altra morte incredibile, e incredibilmente per lo stesso cognome che ha evocato subito quel ricordo.

Tristi giochi della sorte.

Per lo meno una verità giuridica c’è stata (o ci sarà) per entrambe, e in Italia purtroppo non è poco.

Il peso delle parole

domenica, 06 maggio 2007

Splendido articolo (come sempre) di Giovanni Maria Bellu, da Repubblica.it.
Per riflettere su quanto è successo di recente e come ci poniamo, o veniamo posti, di fronte alle notizie:

Ieri notte Karolina, una bambina polacca di cinque anni, è stata uccisa da un trentaduenne italiano. Secondo la prima ricostruzione, il killer aveva litigato con due polacchi in un bar. Un testimone l’ha anche sentito pronunciare la frase: “Vengo a spararti fino a casa”. Promessa mantenuta. Solo che i due polacchi, dopo la lite, non sono andati a casa loro, ma a casa di amici. L’italiano non lo sapeva. Quando li ha visti entrare, si è avvicinato alla porta e ha sparato. All’errore sulla casa si è aggiunto quello sul bersaglio. Colpita alla fronte, Karolina è morta all’istante. La notizia è stata data sia dall’Ansa, sia dai notiziari radiofonici, con l’avverbio “accidentalmente”.

Abbiamo effettuato una ricerca incrociando le parole “ombrello” e “accidentalmente” per verificare se l’avverbio sia mai stato utilizzato nel riferire la notizia dell’omicidio del metrò di Roma. Vicenda orribile che, per la dinamica e per l’arma del delitto, può effettivamente suscitare qualche dubbio sulla ‘accidentalità’ dell’evento. O, per usare un termine tecnico, sulla ‘preterintenzionalità” dell’omicidio. Bene, l’avverbio in questione non compare mai.

Di certo è improprio il suo utilizzo nella vicenda della bambina polacca. I giuristi chiamano casi come questo “aberratio ictus”. L’esempio di scuola coincide esattamente col fatto accaduto ieri notte: Tizio spara un colpo di pistola contro Caio ma, per errore di persona, colpisce Sempronio. Se ne occupa il codice penale, all’articolo 82: “Quando, per errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un’altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere”.

In conclusione: l’omicidio, forse accidentale (lo stabiliranno i magistrati) commesso da una rumena su una ragazza italiana, è stato subito presentato come “volontario”. Mentre l’omicidio certamente volontario commesso da un italiano su una bambina polacca è subito diventato “accidentale”.

E’ uno spunto di riflessione in vista della elaborazione del codice etico su stampa e immigrazione.

“Non è una vita normale”

venerdì, 04 maggio 2007

Inchiesta del Corriere sulle prostitute romene operanti nella Capitale:
Ci dicono che noi romene siamo tutte stronze che non si fidano più di noi. Però poi si abbassano i pantaloni e fanno esattamente come prima“.

Per l’appunto, alla faccia delle telecamere.

Intanto una ragazza (meglio: due ragazze, forse anche tre) non c’è più, e senza un perché, ma presto avremo tanti tornelli intelligentissimi.

Sempre tante parole in questa città. Ma i fatti?