Archivio di maggio 2005

I dirigenti che dirigono. Bene.

mercoledì, 18 maggio 2005

Notizia riportata da il Passaporto, interessante giornale online del gruppo Kataweb-Repubblica.it

Il questore: “Date del lei agli immigrati”
VARESE – Agli immigrati bisogna dare del ‘lei’. E’ questo il contenuto di una circolare inviata dal questore di Varese, Giovanni Selmin, a tutti i poliziotti in servizio nella provincia. La decisione, abbastanza clamorosa, punta a evitare atteggiamenti discriminatori nei confronti degli immigrati ai quali, troppo spesso, ci si rivolge con il semplice “tu”.

Il questore di Varese per il momento non commenta la circolare in quanto, sostiene, documento interno agli uffici di polizia. Puntualizza però di aver voluto “affermare un principio” teso a evitare equivoci e discriminazioni – vere o presunte – nei colloqui tra agenti di polizia e stranieri. Sarà magari una questione solo di forma e non di sostanza o, come dice il questore, un modo per gestire meglio rapporti spesso difficili, in ogni caso sembra proprio il tipico caso in cui sostanza e forma coincidono.

Ovviamente è triste dover arrivare ad un ordine, ma penso vada comunque bene così.

Lo sprint della spesa

lunedì, 16 maggio 2005

Dal blog di Leonardo Coen, su Repubblica.it:

Lo sprint della recessione

Piccole scene di ordinaria e ahinoi quotidiana recessione. Roma, mercato rionale di Val Melaina, il quartiere che i romani chiamano anche la “Serpentara”, a nord est, verso Monterotondo. Un mercato dove i prezzi sono “umani”. Ma non basta. Allora, per dopare gli acquisti, i commercianti e i bancarellari hanno adottato l’espediente del ribasso. Da un po’ di tempo, a partire da mezzogiorno, scattano infatti succulenti sconti: dal pesce alla carne, dalle verdure alla frutta si arriva al settanta per cento, sino all’esaurimento delle scorte. Così, ma soltanto così, la gente è tornata a comprare: certo, sono scene da dopoguerra, bisogna spintonare tra la folla per arrivare prima degli altri davanti al bancone che cerchi, ci vuole prestanza fisica e durezza d’animo. Guai se ti fai impietosire: perdi il posto e anche quello che avresti voluto comprare. Molte massaie e co.co.co in attesa di chiamata arrivano ormai determinati ed attrezzatissimi: borsone – la sporta della spesa – e scarpe da jogging. A mezzogiorno in punto – ci vorrebbe la sirena e si eviterebbero molte discussioni – schizzano verso gli sconti come Marion Jones alle Olimpiadi pur di arrivare primi. I pensionati hanno già presentato un ricorso al Tar: per concorrenza sleale, vogliono gli sconti con l’handicap orario. E’ allo studio una soluzione. La recessione ha almeno questo di buono, sono sicuro che Berlusconi ci ha già riflettuto: ti fa far la dieta gratis, e ti consente di confrontarti agonisticamente con gli avversari del mercato rionale, beh, questo purtoppo non proprio gratis.

Addio Enrico…

venerdì, 13 maggio 2005

Qualche volta, sui sogni seppelliti, ci si sputa anche sopra.

Da Repubblica.it, sui nuovi vertici dell’Eni.

I dialetti con moderazione

giovedì, 12 maggio 2005

Notizia scritta al forum di Beppe Severgnini su Corriere.it

Scuola: dialetto multato

Caro Beppe, cari Italians,
mi piacerebbe conoscere i vostri commenti riguardo a una particolare iniziativa di una scuola nel Casertano. Chi non parla in lingua italiana viene multato. Dieci centesimi di ammenda possono servire ad abituarsi a fare a meno del dialetto anche durante le conversazioni tra amici. L’esperimento viene fatto nella prima B della scuola media statale Settembrini di Pontelatone, in provincia di Caserta. Quando la cifra raccolta diventerà abbastanza consistente, sarà investita nell’acquisto di bibite e dolciumi che verranno distribuiti tra tutti i ragazzi. Tesoriera è un’alunna della stessa scuola che diligentemente registra tutte le entrate. Ad accertare le infrazioni sono gli stessi alunni che si controllano a vicenda. Ma nella scuola di Pontelatone ha fatto partire anche altre iniziative, come spiega il dirigente scolastico vicario Mario Matarazzo per coinvolgere tutti i ragazzi e così assecondare anche le loro inclinazioni. Si tratta di attività teatrali, di corsi di informatica e incontri interdisciplinari che stanno riscuotendo un discreto successo.

La trovo interessante e sensata, come in quelle famiglie in cui c’è un salvadanaio dove mettere una moneta ogni volta che si dice una parolaccia. :-)
I dialetti sono una cosa importante, ma c’è un tempo e un luogo anche per loro, e la scuola dovrebbe aiutarci ad uscire da quel provincialismo che troppo spesso impera in Italia…

Ei fu

giovedì, 05 maggio 2005

… siccome immobile
dato il mortal sospiro
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro
così percossa attonita
la terra al nunzio sta
muta…

muta…. e….

e non me la ricordo più, professorè….

“Mi sono sbagliato”

mercoledì, 04 maggio 2005

Marco Lodoli, da Repubblica.

Io, compagno di scuola del mostro
Quegli anni vissuti nella paura
di MARCO LODOLI

Per cinque anni sono stato a scuola insieme ad Angelo Izzo, al liceo classico San Leone Magno, a Roma, una scuola dei Fratelli Maristi. Dalle otto alle otto e venti si recitava il rosario, tutti i giorni. Izzo stava una classe sopra la mia e la sua sezione era un’accolita di fascisti e di pazzi spaventosi.

Era come se, per uno scherzo assurdo, il caso avesse riunito nella stessa aula una ventina di canaglie violente e invasate.

Erano ricchi, bellocci, si sentivano invulnerabili, afferrati da un delirio superomistico. Avevano i Rayban e i giubbotti di camoscio, le Jaguar e le Mercedes, stivaletti a punta e sorrisi beffardi. Il più feroce era Gianni Guido, un demonio con la faccia da angioletto. Ricordo che una volta vidi uno di loro spegnere una sigaretta sul braccio di un quattordicenne e ridere. Dopo sei mesi quel disgraziato si suicidò. Dissero che si era sparato nel petto con il fucile del padre e la cosa finì lì. Anni dopo Izzo confessò che l’avevano ucciso loro, gli amici del cuore. Ancora non so se sia vero, se le indagini della polizia hanno confermato quell’orrore. Per il piacere di sentirsi un maledetto, Izzo ha confessato tanti delitti che rimangono misteriosi.

Il loro gioco preferito erano gli sfasci, così chiamavano gli stupri fatti in gruppo. Incantavano qualche ragazza ingenua, ma anche qualche pariolina, e la sfasciavano. Avevano pistole e soldi, erano sadici e strafottenti. Ogni tanto prendevano il microfono durante le messe, nello spazio aperto ai fedeli, e si lanciavano in lunghi sermoni misticheggianti. Izzo era una mezza sega, il più magrolino, il meno ricco, il più insicuro. Si diceva che fosse la mente di quella banda di criminali, l’eminenza grigia del gruppo, ma a me pareva solo un ragazzo debole e malaticcio. Girava voce che fosse impotente.

Una volta mi beccarono in tre per viale Eritrea e mi picchiarono, perché ero comunista. Un’altra volta convocarono fuori scuola Cittadini, il più famoso picchiatore nero di Roma. Fortunatamente ero uscito un’ora prima. Cittadini morì per overdose nel cesso del bar Euclide qualche anno dopo. Quando lessi sul giornale del massacro del Circeo, non mi stupii più di tanto. Sapevo quanto quei pazzi disprezzavano le donne e i poveracci.

Sapevo che Izzo e Guido erano capaci di tutto, avevano gli occhi senza luce di chi può uccidere una ragazza come si schiaccia una mosca. Eppure quando vidi in televisione una lunga intervista a Izzo, che condannava il suo passato mostruoso e si diceva cambiato, ho provato un sollievo. Si può sempre cambiare, ho pensato. Mi ero sbagliato.

(4 maggio 2005)